Uman Data, perché è ancora l’essere umano a fare la differenza

pensieri

Sento dire spesso, e spesso ci ho creduto, che i dati, quantitativi o qualitativi, small o big che siano, hanno la capacità di prevedere il futuro.

Ah quanto ci piacerebbe poter davvero prevedere il futuro.

Tutti noi (essere umani) e tutti noi (professionisti di marketing), ma anche tutti noi (imprenditori e amministratori) insieme a tutti voi (giornalisti, antropologi, designer, creativi, assicuratori, venditori, sociologi, consumatori, utenti e chi più ne ha più ne metta) abbiamo il sogno di sapere con certezza quello che accadrà domani. Un po’ per un nascosto e narcisistico desiderio di “furbizia”, un po’ per una sacra e sacrosanta paura dell’ignoto , un po’ per la bramosia di “essere un passo avanti” e un po’ per il ghiribizzo di sentirci Super Eroi. Qualsiasi sia il motivo, trovare la formula segreta per sapere cosa accadrà domani è un qualcosa che ci attira e ci fa sognare.

I dati, come afferma la definizione dell’Enciclopedia Treccani, sono elementi che risultano da indagini, ricerche, ecc e utilizzati per uno scopo. Lo scopo, detto molto semplicemente, può essere quello di fotografare una situazione (ad esempio quanto ho venduto ieri) oppure previsionale (quanto venderò domani).

In ogni caso lo scopo non è affidato ai dati. Per quanto possano essere ampi, profondi, rilevanti, i dati resteranno dati e lo scopo di fotografare una situazione o prevederne un’altra è affidata all’essere umano.

La cosa più importante è che non esiste una formula segreta né per fotografare la situazione attuale (ad eccezione di soli dati numerici e quindi quantitativi) né tanto meno per prevedere il futuro (anche con soli dati numerici). Il tutto è affidato all’essere umano che si occuperà di tirare fuori lo scopo dai dati. Lo farà grazie al suo background culturale, formativo, lavorativo, psicologico ed esperenziale. Unito ad una buona dose di intuizione. Il tutto in funzione del suo obiettivo finale, cioè della domanda (quanto venderò domani?) a cui vuole rispondere grazie all’interrogazione dei dati.

Tendenzialmente nessuna fotografia della situazione attuale, né tantomeno nessuna previsione del futuro risulteranno mai uguali l’una dall’altra. Perché tutto dipende da chi analizza. E nessuno di noi può essere identico a qualcun altro.

Attenzione, questo non deve essere un limite dell’analisi, ma un valore aggiunto dell’analista. La centralità non sta nei dati (che hanno effettivamente un limite), ma nell’approccio analitico ai dati. Per questo motivo alcuni riescono a prevedere fenomeni futuri e altri no. L’interpretazione è la chiave fondamentale.

L’interpretazione inoltre non deve essere rinchiusa in un baule disciplinare circoscritto, ma deve essere aperta a più discipline diverse. Con questo voglio semplicemente dire che di fronte ad una serie di dati, un’interpretazione (previsione) corretta può arrivare anche da un “non studioso” dotato di una grande intuizione e un background ideale all’interpretazione di quel dato (cioè padroneggia il tema relativo al dato).

Oggi, grazie al web molti dati quantitativi e qualitativi sono alla portata di tutti, ma non prevedono il futuro.

Ma, interpretandoli, potresti riuscirci. 

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Amedeo Landi

Marketer e Co-founder di Scroller. Esperto Social Media Marketing, SEO, SEM e Analytics. Credo nel marketing (quello vero) e sono "quasi" un nativo Digitale. Davanti a un'analisi di mercato, a numeri statistici e grafici a torta vado in brodo di giuggiole.

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